C’è il modo in cui mi penso, che dovrebbe chiamarsi il modo in cui mi piace pensarmi, e c’è il modo in cui mi sono, che dovrebbe chiamarsi: purtroppo, o per fortuna, a seconda dei casi.
C’è il modo in cui mi penso, che dovrebbe chiamarsi il modo in cui mi piace pensarmi, e c’è il modo in cui mi sono, che dovrebbe chiamarsi: purtroppo, o per fortuna, a seconda dei casi.
col dito ti faccio tracciare la scia dell’aereo che prenderemo quando avremo voglia di sole, mentre ti insegno come raggiungermi sempre, mentre mi insegni come non perderti mai.
[…] potrei sfilarmi questi vestiti pesanti che non mi scaldano e infilarmi te.
Le persone intere hanno sempre dei difetti, per questo nel ricordo sono a pezzi, nel suo ricordo – ogni volta che riscrive la sua storia lei cancella un momento triste, un dolore, la sua memoria è composta di piccoli pezzi di perfezione.
[…] ho pensato che il mio cuore è così, come un camion di pomodori, e ogni volta che mi piego verso di te o quando camminiamo insieme e finisco sempre per venirti addosso, un po’ apposta e un po’ no, mi cadono fuori tutte queste cose di cui sono piena, tutte queste cose che sono rosse, come i pomodori, e come i pomodori alcune sono belle e altre meno, e come i pomodori alcune sono mature e altre sono ancora acerbe, e però tu non le calpesti, queste cose-pomodoro, né ci passi sopra con le ruote dell’automobile, ed è una cosa bella, se ci pensi, perché le raccogli, invece, alcune magari te le metti nelle tasche dei pantaloni che tanto sono pieni di tasche, altre te le mangi, altre ancora le lucidi prima di restituirmele, fino a farle diventare dello stesso colore delle mie guance quando ti sorrido.
Si sarebbero potute scrivere parole, si sarebbero potuti accendere fuochi, si sarebbero potuti cancellare errori, si sarebbero potuti disegnare volti, si sarebbero potute idratare labbra (si sarebbero potuti scambiare baci con le labbra morbide, profumate di frutta), ma le parole restano non dette, i fuochi restano spenti, gli errori irrimediabili, i volti sbiadiscono e le labbra si seccano, si spaccano, restano socchiuse e si piegano verso il basso, dove sta la tristezza.
Siamo diventati verticali per superbia, per poi accorgerci che non saremmo mai stati abbastanza alti da avere la testa fra le nuvole; siamo diventati verticali per imitazione, per poi renderci conto di esserci condannati a un nuovo tipo di solitudine.
Quando ci amiamo diventiamo orizzontali.
Quando ci amiamo possiamo assumere molte posizioni diverse, senza smettere mai di restare incastrati.
Vedo il mio fondo in trasparenza, i punti in cui il dolore si è incuneato più a lungo ma non il dolore.
Vedo le forme frastagliate che gli amori passati hanno dato al mio perimetro, per difendermi dagli amori futuri
Ci pensi che l’amore non è altro che una strada fatta a cerchio che sprofonda a camminarci come quelle nei fumetti?
dev’essere per questo che taglio così spesso i capelli, perché nessuno possa arrampicarsi sulla mia treccia e liberarmi.
Quando ti dico come sono non lo faccio per vantarmi di essere sincera: mi sto semplicemente assicurando che tu abbia la possibilità di scegliere, ti sto dando il diritto di recesso anche se non sono in vendita.
il vestito della speranza è stretto indossato da sola, diventa della giusta misura soltanto indossandolo insieme.
È strano, perché nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, mi hai ferita più che altro con il silenzio. Nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, non abbiamo fotografie, nemmeno formato francobollo. Nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, non sei tornato e non tornerai.
Pensavo di essere il tuo qualcuno e invece ero solo il tuo chiunque.
Vorrei avere un telecomando per alzarmi il volume e il contrasto quando mi sento di stare diventando invisibile. Vorrei avere un programma per i pensieri delicati e uno per le macchie del passato resistenti. Vorrei avere cicli economici ed ecologici per lavare l’unto che certe mani mi hanno lasciato addosso. Vorrei avere auricolari a collegare la mia bocca e le tue orecchie per potere parlare a te e a te soltanto senza che il rumore distorca la mie frasi e te le faccia arrivare cambiate, incomprensibili, per dirti i miei segreti senza giri di parole. Invece sono rudimentale, invece ho solo un interruttore che mi spegne e mi accende l’amore, la voce, la voglia di darmi, la luce degli occhi.