Mi penso ancorata al presente fino a quando non mi ritrovo a ispezionarmi ogni centimetro per cercare certe tracce di passato chiedendomi quanto siano ancora visibili per me e per gli altri.
(via icannotloveyouenough)
Mi penso ancorata al presente fino a quando non mi ritrovo a ispezionarmi ogni centimetro per cercare certe tracce di passato chiedendomi quanto siano ancora visibili per me e per gli altri.
E ogni volta rinascere.
E come si nasce? Piangendo, giusto.
SO WHEN YOU BUILT YOUR HOUSE, THEN CALL ME “HOME”
Allora ci mettiamo a guardarci gli occhi. Sembra un errore, guardarci gli occhi – di solito si dice, guardarci negli occhi, e invece è una cosa molto bella da fare, se si ha un po’ di tempo a disposizione. Ci guardiamo gli occhi e tu mi chiedi, come sono i miei occhi? E io cerco di descriverteli, e diciamo occhi ma quello che intendiamo davvero dire è iridi, come sono? Parto escludendo la pupilla, descrivendo la corona di miele di castagno, il modo in cui lambisce il cerchio più esterno, che è del colore di certi arbusti di alta montagna in inverno e l’anello metallico che li racchiude, solo che non riesco a farlo così, dico parole come verde, grigio, marrone, perché guardarci gli occhi è ancora più profondo che guardarci negli occhi e, là in fondo, l’atmosfera è rarefatta, sottile come il filo d’aria che ti esce dalle narici e siamo così vicini che riesco a sentirlo svolgersi e riavvolgersi e scaldarsi e rinfrescarsi - e dopo, davanti allo specchio, mi dici che non riesci a vedere e ci avviciniamo, la mia testa alla tua testa, entrambe le nostre teste allo specchio, e mi dici, ci assomigliamo, e io ti rispondo, ti piacerebbe, assomigliarmi, per farti ridere, per farmi baciare, ma è vero, quando ci siamo conosciuti non ci somigliavamo per niente, e adesso, invece, giorno dopo giorno, diventiamo un po’ più uguali – ritrovo le mie espressioni sul tuo viso, le tue sul mio, e la tua voce sta diventando la mia voce, e la mia risata sta diventando la tua risata, e le cose più belle, a volte, succedono quando gli occhi si stanno chiudendo, mentre mi racconti una storia per non farmi addormentare e io ti guardo e sorrido e sento le palpebre pesanti e, prima di abbassarle per la notte, ti ci chiudo dentro, per portarti con me fino alla mattina, alla sveglia che suona, ancora mezz’ora? Sì, e ci abbracciamo e rimandiamo il buongiorno a baci piccolissimi, spingendolo più in là con le labbra, fino a quando non arriva, e ci guardiamo negli occhi o ci guardiamo gli occhi o non ci guardiamo perché tanto io ti sento, tu mi senti, sentiamo un po’ di musica insieme, vuoi?
(Fonte: nubifragifraletueciglia)
Funziona che non tornerai perché non sai la strada, e non ci sono fessure tra le quali infilarti un disegno di come arrivarmi – funziona che non tornerai perché per ritornarmi dovresti affrontare battaglie, i tuoi mostri, non hai mai capito che forse ne vale la pena; funziona che i giorni iniziano sempre più tardi e finiscono sempre più tardi e finisce che, un giorno di questi, oggi inizierà domani e ci sarà un buco nel mio calendario, un giorno senza ricordi e senza alibi, un giorno di cui mi chiederanno: dov’eri, quando è stato quel giorno? E io non lo saprò – mi chiederò se è finito insieme a quei giorni passati con te.
(via miemoltopiaciuto)
sì, sono un disastro: e non perché sono sempre spettinata, non perché non mi trucco o, quando lo faccio, non mi strucco, non perché attraverso la strada per andare a prendere le sigarette in pigiama infilando i pantaloni negli stivali e coprendomi con il poncho e una cuffia in testa e nemmeno perché faccio sempre cadere la cenere nei posti sbagliati. No, sono un disastro perché tra tutte le cose che mi è riuscito di fare non sono riuscita ad amarti come avrei dovuto, non sono riuscita a farmi amare da te come avrei voluto.
(via maraebasta)
Insomma, vedevo pomodori dappertutto, ma non li avevo mai visti cadere dai camion, riempire le strade.
Oggi li ho visti di nuovo e ho pensato che il mio cuore è così, come un camion di pomodori, e ogni volta che mi piego verso di te o quando camminiamo insieme e finisco sempre per venirti addosso, un po’ apposta e un po’ no, mi cadono fuori tutte queste cose di cui sono piena, tutte queste cose che sono rosse, come i pomodori, e come i pomodori alcune sono belle e altre meno, e come i pomodori alcune sono mature e altre sono ancora acerbe […]
Ed è una cosa bella, se ci pensi, che io abbia tutte queste cose-pomodoro per te, che siano così tante che quasi non posso muovermi senza rovesciarle […]
(via chiara75)
grazie. non mi sono dimenticata della frase al giorno, è che proprio non ho tempo, sono incasinatissima sotto tutti i punti di vista. e insomma, grazie. la metto subito.
C’è il modo in cui mi penso, che dovrebbe chiamarsi il modo in cui mi piace pensarmi, e c’è il modo in cui mi sono, che dovrebbe chiamarsi: purtroppo, o per fortuna, a seconda dei casi.
col dito ti faccio tracciare la scia dell’aereo che prenderemo quando avremo voglia di sole, mentre ti insegno come raggiungermi sempre, mentre mi insegni come non perderti mai.
[…] potrei sfilarmi questi vestiti pesanti che non mi scaldano e infilarmi te.
Le persone intere hanno sempre dei difetti, per questo nel ricordo sono a pezzi, nel suo ricordo – ogni volta che riscrive la sua storia lei cancella un momento triste, un dolore, la sua memoria è composta di piccoli pezzi di perfezione.
[…] ho pensato che il mio cuore è così, come un camion di pomodori, e ogni volta che mi piego verso di te o quando camminiamo insieme e finisco sempre per venirti addosso, un po’ apposta e un po’ no, mi cadono fuori tutte queste cose di cui sono piena, tutte queste cose che sono rosse, come i pomodori, e come i pomodori alcune sono belle e altre meno, e come i pomodori alcune sono mature e altre sono ancora acerbe, e però tu non le calpesti, queste cose-pomodoro, né ci passi sopra con le ruote dell’automobile, ed è una cosa bella, se ci pensi, perché le raccogli, invece, alcune magari te le metti nelle tasche dei pantaloni che tanto sono pieni di tasche, altre te le mangi, altre ancora le lucidi prima di restituirmele, fino a farle diventare dello stesso colore delle mie guance quando ti sorrido.
Si sarebbero potute scrivere parole, si sarebbero potuti accendere fuochi, si sarebbero potuti cancellare errori, si sarebbero potuti disegnare volti, si sarebbero potute idratare labbra (si sarebbero potuti scambiare baci con le labbra morbide, profumate di frutta), ma le parole restano non dette, i fuochi restano spenti, gli errori irrimediabili, i volti sbiadiscono e le labbra si seccano, si spaccano, restano socchiuse e si piegano verso il basso, dove sta la tristezza.
Siamo diventati verticali per superbia, per poi accorgerci che non saremmo mai stati abbastanza alti da avere la testa fra le nuvole; siamo diventati verticali per imitazione, per poi renderci conto di esserci condannati a un nuovo tipo di solitudine.
Quando ci amiamo diventiamo orizzontali.
Quando ci amiamo possiamo assumere molte posizioni diverse, senza smettere mai di restare incastrati.