Per i libri ho inventato un sistema che funziona ad affinità. Affianco gli autori che secondo me andrebbero d’accordo, in un certo senso, e così via.
Per le persone è più difficile. Un po’ perché vorrei averle tutte vicino a me, e io non lo so che parte occupo, nel mio cervello, e poi perché certe sono molto alte, altre sono molto basse, e hanno forme così diverse che è strano incastrarle. A volte mi sembra di avere le tue gambe che mi escono dalle orecchie, o le tue dita che mi escono dalla bocca. E dire che ho la testa grande. Dovrei imparare a trasformarle in forme geometriche, come fa l’occhio cerchio cerchio cerchio con le cose che vediamo.
Ci sarebbero le persone sferiche, che sono quelle senza neanche un difetto ma che tendono a rimbalzare via.
Ci sarebbero le persone a forma di piramide, che non importa come le prendi, finiscono sempre per bucarti un pezzo.
Ci sarebbero le persone cubiche, quelle solide, su cui puoi sempre contare.
Tu, non lo so che forma avresti. Di foglio accartocciato, di tazza di caffè, di posacenere. Di cuscino ergonomico, di forbicine per le unghie.
Io, non lo so che forma avrei. Di occhiali da vista o da sole, di fiammifero, di bottone.