Post taggati chiara reali
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C’è il modo in cui mi penso, che dovrebbe chiamarsi il modo in cui mi piace pensarmi, e c’è il modo in cui mi sono, che dovrebbe chiamarsi: purtroppo, o per fortuna, a seconda dei casi.
[…] potrei sfilarmi questi vestiti pesanti che non mi scaldano e infilarmi te.
il vestito della speranza è stretto indossato da sola, diventa della giusta misura soltanto indossandolo insieme.
È strano, perché nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, mi hai ferita più che altro con il silenzio. Nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, non abbiamo fotografie, nemmeno formato francobollo. Nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, non sei tornato e non tornerai.
Pensavo di essere il tuo qualcuno e invece ero solo il tuo chiunque.
Vorrei avere un telecomando per alzarmi il volume e il contrasto quando mi sento di stare diventando invisibile. Vorrei avere un programma per i pensieri delicati e uno per le macchie del passato resistenti. Vorrei avere cicli economici ed ecologici per lavare l’unto che certe mani mi hanno lasciato addosso. Vorrei avere auricolari a collegare la mia bocca e le tue orecchie per potere parlare a te e a te soltanto senza che il rumore distorca la mie frasi e te le faccia arrivare cambiate, incomprensibili, per dirti i miei segreti senza giri di parole. Invece sono rudimentale, invece ho solo un interruttore che mi spegne e mi accende l’amore, la voce, la voglia di darmi, la luce degli occhi.
Per i libri ho inventato un sistema che funziona ad affinità. Affianco gli autori che secondo me andrebbero d’accordo, in un certo senso, e così via.
Per le persone è più difficile. Un po’ perché vorrei averle tutte vicino a me, e io non lo so che parte occupo, nel mio cervello, e poi perché certe sono molto alte, altre sono molto basse, e hanno forme così diverse che è strano incastrarle. A volte mi sembra di avere le tue gambe che mi escono dalle orecchie, o le tue dita che mi escono dalla bocca. E dire che ho la testa grande. Dovrei imparare a trasformarle in forme geometriche, come fa l’occhio cerchio cerchio cerchio con le cose che vediamo.
Ci sarebbero le persone sferiche, che sono quelle senza neanche un difetto ma che tendono a rimbalzare via.
Ci sarebbero le persone a forma di piramide, che non importa come le prendi, finiscono sempre per bucarti un pezzo.
Ci sarebbero le persone cubiche, quelle solide, su cui puoi sempre contare.
Tu, non lo so che forma avresti. Di foglio accartocciato, di tazza di caffè, di posacenere. Di cuscino ergonomico, di forbicine per le unghie.
Io, non lo so che forma avrei. Di occhiali da vista o da sole, di fiammifero, di bottone.
Volevo che mi stessi sopra, non solo davanti, che mi dirigessi dall’alto di me.
Invece alzi le spalle, ti gratti le croste della solitudine, sollevi quelle della nostalgia partendo dai bordi fino a quando non iniziano a sanguinare e io devo smettere di guardare. Non saprò mai se, per un istante, ti sono passata negli occhi. Sempre che tu ancora li abbia.
Mi chiedevo quante volte avresti avuto bisogno di perdermi prima di capire di non potere fare a meno di me.
Sei un uovo che ha scelto la gallina sbagliata, il culo sbagliato, un guscio vuoto, pulito e spazzolato, un uovo che a mangiarlo crudo non è fresco abbastanza, un guscio rotto, chissà cosa saresti diventato, se avessi scelto il mio, di culo.
vieni qui a reggere con una mano il cielo che mi cade in testa,con l’altra snodami i capelli e i pensieri,con la voce guariscimi
passeranno molte cose, cieli, terre, fuochi, anni, passeranno ma non io – se non riesco a corazzarmi non scappare, ho la forza nell’assenza della pelle, cicatrizzo molto in fretta e non è nemmeno questo quanto quello che ti voglio che mi porta a essere acqua quando incendi essere occhi quando cieco ti dibatti e comunque sempre nella direzione in cui mi trovo ti dirigi.
non ti ho in pugno: ti tengo tra le mani come una cosa fragile, con la stessa cura, come una cosa preziosa, con la stessa attenzione, come un tesoro, unendo le dita, lasciandole molli per poterti guardare, per poterti soffiare il tuo nome e le mie parole per te. cammino rischiando di inciampare perché gli occhi non controllano i passi, controllano te che riposi, te che ti muovi, te che ti schiudi e diventi fiore e pietra e animale e stella e alfabeto, il mio, controllano te per non farti cadere, ti tengo, te l’ho sempre detto, prometto, mantengo.
le parole, le parole fanno qualcosa alla lingua, la muovono come un bacio. le frasi, le frasi contano le vertebre come baci, scostando i capelli di lato.